Non perdetevi la testimonianza di Davide, tra i fondatori di SANGA, che, nell'agosto 2014, ha vissuto "sulla sua pelle" senza fissa dimora per tre giorni grazie alla Comunità Papa Giovanni XXIII e al servizio "Condivisione di strada"...
Un campo vissuto in mezzo agli ultimi come ultimo…
Vivere senza fissa dimora, in strada, facendo l’elemosina, dormendo sotto i porticati, lavandomi nei bagni del MC Donald, mangiando alla mensa dei poveri: questa è stata l’intensa esperienza che ho vissuto per tre giorni a Bologna.
Quando mi è stata proposta, non mi era chiaro a cosa andassi incontro, cosa mi avrebbe potuto trasmettere… Una volta conclusa, tutto era cambiato… Il modo con cui guardavo il mondo, le persone che necessitavano della mia attenzione e del mio aiuto, ma di cui, prima di quei tre giorni, non riuscivo a percepire la silenziosa richiesta di soccorso, non passavano più inosservate: non potevo far più finta di nulla!!!
Arrivati a Bologna, l’impatto è stato forte e abbiamo subito, nella nostra prima immedesimazione da clochard, un’umiliazione: un negoziante ci ha donato una po’ di frutta, ma non prima di essersi fatto beffa della nostra condizione di “barboni”.
La notte è stata passata sotto i portici con la paura che al mattino la polizia ci venisse a svegliare. E’ impressionante come, quando ci si trova in queste situazioni, si dia valore ad ogni cosa, seppur semplice: è stato confortante ritrovare ogni sera i cartoni, utilizzati come letto, che al mattino nascondevamo con cura.
Sono state due le esperienze più significative: quando chiedevamo l’elemosina e i pranzi alla mensa dei poveri.
Per quanto riguarda l’elemosina, l’unico sentimento che si prova è un incredibile senso di frustrazione. Sei Invisibile: le persone passano perse nei loro pensieri, ti calpestano se sei seduto, ti guardano con riluttanza se chiedi gentilmente qualcosa; hanno paura di te, ma non si rendono conto che chi li intimorisce e chi disprezzano tanto, è molto più fragile di loro.
La storia di questi Fratelli, la cui dimora è la strada, è spesso drammatica, sconvolta dall’alcol, dalla dipendenza dalle droghe, dalla perdita del lavoro, o da una forte depressione.
A proposito del secondo momento profondo che ho vissuto, posso testimoniare che il pranzo alla mensa era un ritrovo per tanti “senzatetto” della città.
E’ qui che molti di loro cercavano di mostrare quella poca dignità che rimane loro. E’ in questo luogo che ho capito che c’è qualcosa che non va, che il sistema che tenta di aiutare il povero non funziona. Ovviamente è molto importante che queste persone abbiano la possibilità di avere un pasto, ma qualcosa non mi quadrava: il barbone riceve il minimo indispensabile per vivere, ha un pranzo e una cena che lo sazino, e nei migliori dei casi anche un posto dove dormire, quindi possiede tutto ciò che necessita per sopravvivere. I pochi soldi che ricava dall’elemosina li utilizza per comprarsi sigarette e alcol, i quali anestetizzano la forte sofferenza che lo perseguitano. Assuefatto da questo stile di vita, non gli serve nient’altro, non si pone più obiettivi e rimane quindi schiavo, incatenato a questo sistema, il quale non gli fornisce nessun tipo di strumento per uscirne, per poi morirvi probabilmente dentro…
Sono tornato nella mia bella dimora scosso, certo di non poter far più finta di niente… In quei giorni in strada la domanda che mi torturava era:” Come posso trasformare in qualcosa di concreto questa esperienza nella quotidianità della mia vita?” La risposta me l’ha donata una frase di Papa Wojtyla: “Prendete in mano la vostra vita e fatene un capolavoro…” Non posso accontentarmi, non posso vivere una “Vita mediocre”… In questo momento, a pochi giorni da questa meravigliosa avventura, qualcosa sta mutando in me…
Davide
Agosto 2014
Per quanto riguarda l’elemosina, l’unico sentimento che si prova è un incredibile senso di frustrazione. Sei Invisibile: le persone passano perse nei loro pensieri, ti calpestano se sei seduto, ti guardano con riluttanza se chiedi gentilmente qualcosa; hanno paura di te, ma non si rendono conto che chi li intimorisce e chi disprezzano tanto, è molto più fragile di loro.
La storia di questi Fratelli, la cui dimora è la strada, è spesso drammatica, sconvolta dall’alcol, dalla dipendenza dalle droghe, dalla perdita del lavoro, o da una forte depressione.
A proposito del secondo momento profondo che ho vissuto, posso testimoniare che il pranzo alla mensa era un ritrovo per tanti “senzatetto” della città.
E’ qui che molti di loro cercavano di mostrare quella poca dignità che rimane loro. E’ in questo luogo che ho capito che c’è qualcosa che non va, che il sistema che tenta di aiutare il povero non funziona. Ovviamente è molto importante che queste persone abbiano la possibilità di avere un pasto, ma qualcosa non mi quadrava: il barbone riceve il minimo indispensabile per vivere, ha un pranzo e una cena che lo sazino, e nei migliori dei casi anche un posto dove dormire, quindi possiede tutto ciò che necessita per sopravvivere. I pochi soldi che ricava dall’elemosina li utilizza per comprarsi sigarette e alcol, i quali anestetizzano la forte sofferenza che lo perseguitano. Assuefatto da questo stile di vita, non gli serve nient’altro, non si pone più obiettivi e rimane quindi schiavo, incatenato a questo sistema, il quale non gli fornisce nessun tipo di strumento per uscirne, per poi morirvi probabilmente dentro…
Sono tornato nella mia bella dimora scosso, certo di non poter far più finta di niente… In quei giorni in strada la domanda che mi torturava era:” Come posso trasformare in qualcosa di concreto questa esperienza nella quotidianità della mia vita?” La risposta me l’ha donata una frase di Papa Wojtyla: “Prendete in mano la vostra vita e fatene un capolavoro…” Non posso accontentarmi, non posso vivere una “Vita mediocre”… In questo momento, a pochi giorni da questa meravigliosa avventura, qualcosa sta mutando in me…
Davide
Agosto 2014
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