PERCHE’ NON STARE IN COMPAGNIA?!?

 

“I CARE”… Quando penso all’oratorio, al mio e al nostro oratorio, alle relazioni che ho intrapreso e sto intraprendendo, è palese che riaffiora questo motto di Don Milani che, nella nostra realtà parrocchiale, è diventato di uso comune…

Relazionarsi, mettersi in movimento, faticare, crescere, questo è per me Vivere l’oratorio…

Ho deciso di mettere giù due righe per non dimenticare l’esperienza che abbiamo fatto a Rompeggio, in Val Nure, tra il 30 dicembre e il 2 gennaio… In questi quattro giorni i giovani, Cuore dell’oratorio, si sono spostati sull’ Appennino piacentino, con il suo clima rigido.

La temperatura all’arrivo, nel pomeriggio, era già sotto zero. Il casolare, molto vecchio e poco isolato, ha fatto molta fatica a riscaldarsi e, durante la prima nottata, molti hanno risentito dei -12°C esterni….

Ma, a livello metaforico, lo stare insieme ci ha scaldato molto… Inizialmente l’interagire con alcune persone è stato alquanto difficoltoso, ma dopo poco, il calore umano, che nella nostra pianura si percepisce sempre meno, ha fatto il suo effetto, la “freddezza” iniziale ha lasciato posto alla volontà di star insieme…

Quando mi capita di staccare la spina e vacanze come queste, anche se molto brevi, mi mettono in costante contatto con la Bellezza, le montagne che ci circondavano lo erano veramente, la vita si fa più lenta, il cellulare diventa quasi un peso, la voglia di stare davanti a un camino a dire delle stupidate cresce…

Quattro giorni però passano in fretta!!! I più giovani, inizialmente vogliosi di tornare a casa a causa del troppo freddo, erano visibilmente scocciati quando si sono trovati davanti il pullman che ci avrebbe riportato nella nostra Val Tidone.

Però questa vacanza è stata anche altro: il tema che ci ha accompagnati era il “banchetto”. Divisi in gruppi abbiamo avuto il compito di preparare dei pasti prendendo spunti da episodi importanti, svolti “a tavola”, della vita di Cristo…
Nasce proprio da qui una riflessione sulla Mia Chiesa: in questi quattro giorni mi è quasi sembrato di tornare indietro a circa duemila anni fa, quando sorgevano le prime comunità cristiane, nelle quali lo stare insieme era parte essenziale e fondamentale del vivere la Comunità, cosa che non ha nulla a che fare con lo stare insieme di oggi…

Penso che questi giovani appassionati, a volte, potrebbero insegnare molto ai più grandi: è veramente semplice poter vivere condividendo, se la volontà di tutti c’è…

Tornato a casa dopo il rientro da una vacanza Sana, la domanda mi sorge spontanea per l’ennesima volta: perché non posso/possiamo rallentare? Perché continuo a correre, correre, correre dietro a cose e persone non utili per la mia felicità? Perché non fermarsi di più davanti ad un camino, a un biliardo e condividere, parlare, ascoltare?

Penso che la chiave di tutto, per poter Migliorarsi e Migliorare chi ci è accanto, siano le relazioni, entrare in relazione, in modo sano, con chi mi è vicino ma anche con chi è lontano: dobbiamo tornare a litigare, dibattere e combattere per cercare relazioni sincere, vere, durature…. E’ una strada in salita…

Davide

04-02-2015

Quanto SANGA al Liceo di Castel San Giovanni (Pc)!

Sabato venti dicembre duemilaquattortici. Una data da tenere in mente in quanto, un giorno, la potremmo ricordare come la "prima uscita" di SANGA... e per lo più tra i ragazzi di un Liceo: miglior debutto non si poteva immaginare!

Tranquilli! Nessun presentazione "ufficiale", nessuna particolare lode (a parte un piccolo riferimento a "noi" nell'introduzione dell'evento, compiuta da Davide...) ma voglia di far rete con le altre realtà solidali del territorio, voglia di promuovere tutte quei movimenti che "curano" a 360° l'essere umano e che siano in perfetta sintonia con gli ideali SANGA; parole, gesti, esempi. Questo vogliamo fare! Questo vuole essere per noi SANGA!

Ed è per questo che grazie a Davide (creatore del'evento e rappresentante di Mistacuore/Oratorio Castel San Giovanni e della "San Vincenzo"), Ilaria e Paolo (Africa Mission), Nicola (Banca del Tempo Val Tidone) e un instancabile e volenteroso gruppetto della Pubblica Assistenza Castel San Giovanni (Chiara, Domenico, Nicola, Enrica) la mattinata si è conclusa con un grande successo. Grazie quindi soprattutto a queste fantastiche realtà.

Scopo della mattinata? Cercare, nel nostro piccolo, tramite le nostre testimonianze, le nostre storie, di stimolare la miccia della curiosità solidale prima ai ragazzi del biennio dell'istituto, poi a quelli del triennio. Una miccia che, si spera, sia capace di a-c-c-e-n-d-e-r-s-i- prima o poi dentro in loro, ovunque si trovino nel mondo, illuminando "maggiore consapevolezza" sul ciò che li circonda, coinvolgendoli al prossimo ma soprattutto coinvolgendo sempre più sé stessi.

Una miccia capace di renderli... Pienamente umani.

E, il volontariato, è sicuramente uno dei modi più sani e giusto in grado di farlo.

Ecco a seguire alcune foto dell'evento.

Quanto SANGA nell'aria!

  
  

Daniele

20-12-2014

in Sicilia con "Progetto cuore Campobello"


La vedete questa foto? Quel cartello verde appeso al muro con la scritta DAE è posizionato al di fuori della stazione ferroviaria di Piacenza. E' appeso propio davanti all'ingresso ed è facilmente visibile una volta arrivati in piazzale Marconi.

A Piacenza ci sono arrivato in treno, ieri sera, direttamente da Palermo.
Un viaggio incredibilmente emozionante.

E quel cuoricino bianco trafitto da una saetta a freccia indica che un defibrillatore automatico esterno (DAE per l'appunto) è nelle vicinanze e, nel caso della stazione ferroviaria di Piacenza, in caso di necessità, lo potete trovate seguendo la freccia.

Starà a voi (o chi per voi) quindi recuperarlo dalla sua sede di posizionamento pubblico (mentre avviserete il 118), portarlo sul luogo dell'evento (che coincide verosimilmente con una persona a terra che non è cosciente...) ed usarlo.

Pochi attimi, importanti gesti, che però possono salvare una vita.

Nel territorio piacentino i defibrillatori posizionati in punti nevralgici della città e provincia sono a centinaia (grazie a Progetto Vita Piacenza): stiamo parlando di una superficie di 2585,86 km² con all'incirca 287 956 abitanti. Perché allora nella provincia di Trapani, che occupa una superficie molto simile (2459,84 km²) ma con quasi il doppio degli abitanti (436 150), non se ne trova nemmeno uno posizionato pubblicamente, a disposizione di "tutti", in caso di bisogno?

Per rispondere a questa semplice quanto inquetante domanda o forse per capirci qualcosa di più (come spesso mi capita) ho deciso di partire e andar a vedere con i miei occhi. L'emozionante opportunità me l'ha offerta su di un piatto d'argento Massimo: amico collega infermiere (lavoriamo nello stesso pronto soccorso) che, nativo della zona di Campobello di Mazara, ha deciso di "ritornare" al sua paese con tutte quelle conoscenze acquisite "al nord" in materia di territorio cardioprotetto per diffondere la cultura alla defibrillazione, aprendo quindi una piccola associazione.
Si, proprio qui, a Campobello di Mazara. A pochi chilometri da Castelvetrano.

L'associazione si chiama "Progetto Cuore Campobello" ed è nata da pochi mesi.

Giusto il tempo di organizzarsi che nella mattinata di sabato 29 novembre 2014 l'associazione è stata finalmente presentata alla cittadinanza presso l'ITG Vincenzo Accardi di Campobello di Mazara mentre in serata si è tenuta l'asta benefica con lo scopo di raccogliere i primi fondi per un primo defibrillatore nella bellissima chiesetta dell'Addolorata sempre a Campobello. Io ho partecipato ad entrambi gli eventi accompagnando e aiutando molto volentieri Massimo (e i suoi collaboratori) in questo suo ritorno a casa un po' diverso dal solito.

Ecco alcune foto dell'evento:





Tre giorni intensi e bellissimi.

Ricchi di vita e umanità, contrasti forti, venti caldi e sapori intensi.

La neonata associazione, come già detto, si chiama Progetto Cuore Campobello e chi ha deciso di crearla e appoggiarla, in un contesto del genere, secondo me, è davvero eroico. Io li ho conosciute alcune di quelle persone, ho conosciuto i loro figli, sono entrato nelle loro case, ho incontrato i loro amici, ho parlato con più persone possibili (come faccio sempre), ho camminato per le strade del paese, stretto mani o solamente ascoltato e mi sono (come faccio sempre) il più possibile "contaminato" di tutto ciò che potevo.

Pochi giorni, è vero, che però mi hanno dato in cambio tanto, tantissimo.

Persone buone, coraggiose e caparbie, che mi hanno regalato un frammento della loro Sicilia con grande umanità.

Questioni di cuore o di mare, di arancini o cannoli.
Di cani randagi, migranti randagi, fiabe antiche, strette di mano continue, parole incomprensibili udite all'interno di una bottega del barbiere. Questioni di frutti incredibilmente gustosi, lutti tragicamente inspiegabili, sabbia finissima e racconti di vicini paesi arbëreshë.



Daniele

12-12-2014

Vivere tre giorni senza fissa dimora

Non perdetevi la testimonianza di Davide, tra i fondatori di SANGA, che, nell'agosto 2014, ha vissuto "sulla sua pelle" senza fissa dimora per tre giorni grazie alla Comunità Papa Giovanni XXIII e al servizio "Condivisione di strada"...

“OLTRE NOI NON C’E’ LIMITE…”

Un campo vissuto in mezzo agli ultimi come ultimo…

Vivere senza fissa dimora, in strada, facendo l’elemosina, dormendo sotto i porticati, lavandomi nei bagni del MC Donald, mangiando alla mensa dei poveri: questa è stata l’intensa esperienza che ho vissuto per tre giorni a Bologna.

Quando mi è stata proposta, non mi era chiaro a cosa andassi incontro, cosa mi avrebbe potuto trasmettere… Una volta conclusa, tutto era cambiato… Il modo con cui guardavo il mondo, le persone che necessitavano della mia attenzione e del mio aiuto, ma di cui, prima di quei tre giorni, non riuscivo a percepire la silenziosa richiesta di soccorso, non passavano più inosservate: non potevo far più finta di nulla!!!

Arrivati a Bologna, l’impatto è stato forte e abbiamo subito, nella nostra prima immedesimazione da clochard, un’umiliazione: un negoziante ci ha donato una po’ di frutta, ma non prima di essersi fatto beffa della nostra condizione di “barboni”.

La notte è stata passata sotto i portici con la paura che al mattino la polizia ci venisse a svegliare. E’ impressionante come, quando ci si trova in queste situazioni, si dia valore ad ogni cosa, seppur semplice: è stato confortante ritrovare ogni sera i cartoni, utilizzati come letto, che al mattino nascondevamo con cura.

Sono state due le esperienze più significative: quando chiedevamo l’elemosina e i pranzi alla mensa dei poveri.

Per quanto riguarda l’elemosina, l’unico sentimento che si prova è un incredibile senso di frustrazione. Sei Invisibile: le persone passano perse nei loro pensieri, ti calpestano se sei seduto, ti guardano con riluttanza se chiedi gentilmente qualcosa; hanno paura di te, ma non si rendono conto che chi li intimorisce e chi disprezzano tanto, è molto più fragile di loro.

La storia di questi Fratelli, la cui dimora è la strada, è spesso drammatica, sconvolta dall’alcol, dalla dipendenza dalle droghe, dalla perdita del lavoro, o da una forte depressione.

A proposito del secondo momento profondo che ho vissuto, posso testimoniare che il pranzo alla mensa era un ritrovo per tanti “senzatetto” della città.

E’ qui che molti di loro cercavano di mostrare quella poca dignità che rimane loro. E’ in questo luogo che ho capito che c’è qualcosa che non va, che il sistema che tenta di aiutare il povero non funziona. Ovviamente è molto importante che queste persone abbiano la possibilità di avere un pasto, ma qualcosa non mi quadrava: il barbone riceve il minimo indispensabile per vivere, ha un pranzo e una cena che lo sazino, e nei migliori dei casi anche un posto dove dormire, quindi possiede tutto ciò che necessita per sopravvivere. I pochi soldi che ricava dall’elemosina li utilizza per comprarsi sigarette e alcol, i quali anestetizzano la forte sofferenza che lo perseguitano. Assuefatto da questo stile di vita, non gli serve nient’altro, non si pone più obiettivi e rimane quindi schiavo, incatenato a questo sistema, il quale non gli fornisce nessun tipo di strumento per uscirne, per poi morirvi probabilmente dentro…

Sono tornato nella mia bella dimora scosso, certo di non poter far più finta di niente… In quei giorni in strada la domanda che mi torturava era:” Come posso trasformare in qualcosa di concreto questa esperienza nella quotidianità della mia vita?” La risposta me l’ha donata una frase di Papa Wojtyla: “Prendete in mano la vostra vita e fatene un capolavoro…” Non posso accontentarmi, non posso vivere una “Vita mediocre”… In questo momento, a pochi giorni da questa meravigliosa avventura, qualcosa sta mutando in me…

Davide

Agosto 2014


I più buoni panini SANGA del mondo!

GIVE ME A SANGA!!!
Sanga è PANINO!

In questo spazio raccogliamo i Vs. panini preferiti.

Dimmi che panino mangi e ti dirò chi sei! ...ma anche no

Sanga preferito di:

Nicola Pionetti: Maionese e coppa (rigorosamente piacentina) in morbido panino.

CHI SIAMO/SIETE - LE FACCE DI SANGA

SANGA è nata dall'idea, o meglio, dalle idee di quattro ragazzi: Filippo, Davide, Ilaria e Daniele.

E' nata spontaneamente, a tavola, davanti una birra... "raccontandosi" e "soffermandosi" sulla visione complessiva della realtà!

E' nata grazie ai nostri vissuti, alle nostre esperienze nel mondo del volontariato e nel sociale, alla nostra curiosità e ai nostri sogni, alla voglia di non rimanere indifferenti alla sofferenza culturale che regna ai nostri tempi.

Ma attenzione... Filippo, Davide, Ilaria e Daniele hanno solamente acceso la miccia. 

Il resto di SANGA è in tanti altri sguardi: Amici, semplici simpatizzanti, collaboratori, volontari...