Regole e bellezza - Nicola Pionetti

E' un piacere per noi di Sanga e per il nostro portale, condividere questo testo ad opera del Prof. Nicola Pionetti. Come dire... in perfetta sintonia con quello in cui crediamo.

Un corso tenuto in una scuola superiore offre sempre tanti spunti di riflessione, dato che le cose che escono durante il momento critico del "debate" sono ampiamente imprevedibili e in buona parte non legate strettamente al tema proposto. Si parlava di regole, sense of justice, legalitá. Temi ovviamente in bilico tra il relativismo più spinto e le generalizzazioni universali.

La mia tendenza ad essere Epimeteo, cioè uno che ha bisogno di pensarci su, dopo, per giorni prima di "venirne a capo", cosa che caratterizza il mio tipo di riflessività, mi ha fatto arrivare ad alcune idee che voglio condividere sul mio blog. Sono un professore di sostegno in un istituto professionale e per questa ragione la seguente riflessione spero sia utile e concreta.

1. Le regole sono percepite principalmente come una imposizione esterna, e limitante. Questo fino a quando non sono internalizzate, ovvero fino a quando il processo educativo non ha termine. Il successo del processo educativo consiste nell'internalizzazione di un certo set di regole "da seguire" e nello sviluppo di una certa dose di senso critico autonomo, per poterle a ragione cambiare nel corso della vita.

2. Lo sviluppo di un senso di giustizia, o di un senso dell'etica, o del dover rispettare una regola in quanto è kantianamente il tuo TU DEVI, che te lo impone, paiono più il frutto del percorso formativo, il nome che danno i filosofi alla raggiunta maturità morale dell'individuo. Ma sperare di educare alla regola pensando di istillare direttamente l'amore per la sua bontà, l'importanza del rispetto dei valori, che è la via chiamiamola "evangelica" perseguita mediamente nei vari momenti liturgici extrascolastici e scolastici non funziona, a mio avviso. Cioè funziona laddove non serve più. Le figure di autorità sono in questo caso sempre esterne, eternonome, e contestate (esplicitamente o silenziosamente).

3. Il ruolo della bellezza estetica nell'educazione alla regola. 
Ho imparato a non rubare ascoltando Mozart
Questa bellissima citazione che un collega mi ha segnalato, esprime al meglio la possibile soluzione del problema. O una via fortemente interessante. La validità, a mio avviso ben corroborata della Legge di Hume, cioè l'idea che i "valori" non c'entrano nulla con il piano dei "fatti", e che quindi non educherò mai il bambino t a fare sua la norma y soltanto facendogli vedere che ha buoni effetti, se adottata, e la tendenziale supervenienza tardiva del moral sense, pare lasciarci una sola via per inserire la chiave che accenda il motore atto a rendere gli studenti di oggi cittadini liberi ed educati criticamente - educati ad essere critici - di domani: la bellezza estetica. L'idea è che essendo ognuno sensibile alla bellezza sensibile, ed essendo molto più ridotto il differenziale interindividuale concernente il sense of beauty (forse perché relativo ad aree più evoluzionisticamente arcaiche, meno frontalizzate e recenti del cervello umano) è da lì che si tratti di partire.
Sembra sempre la solita antica storia platonica: prima di ascendere al Parnaso, al monte delle cose più astratte ed elevate (Idea di Bene, Moralità, Libero Arbitrio) si tratta di costruire una scala per arrivarci, partendo dalla capacità di raccontare una fiaba ad un bambino, facendolo sorridere teneramente prima che si riaddormenti, sognando al risveglio di trovarsi in un mondo che "è così" non perché "è così", ma perché qualcuno che gli vuole bene ha voluto che fosse così e sa spiegargli il perché in modo per lui comprensibile.

17-02-2015

http://www.nicolapionetti.com/


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